I nostri pregiudizi sulla crociata contro la Lega

Tre procure, tra le quali quelle di Milano e Napoli, note per numerose vicende dai diretti risvolti politici, hanno messo nel mirino il maggiore partito di opposizione, la Lega Nord, e questo fa riaffiorare antichi pregiudizi sul carattere d’assalto di certe iniziative giudiziarie, che le scarne notizie sull’inchiesta non hanno fugato. Leggi Un pasticcione, ma non è Ceausescu - Guarda la puntata di Qui Radio Londra Qualche pregiudizio sulle indagini - Leggi La Lega nel brutto caos
16 AGO 20
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Tre procure, tra le quali quelle di Milano e Napoli, note per numerose vicende dai diretti risvolti politici, hanno messo nel mirino il maggiore partito di opposizione, la Lega Nord, e questo fa riaffiorare antichi pregiudizi sul carattere d’assalto di certe iniziative giudiziarie, che le scarne notizie sull’inchiesta non hanno fugato. I reati contestati sono pesantissimi ma anche assai generici e andrebbero esplicitati in modo esauriente. Il reato di truffa aggravata ai danni dello stato è contestato per la prima volta all’amministratore di un partito, “con riferimento alle somme ricevute a titolo di rimborso delle spese elettorali”. Si tratta di un terreno scivoloso. I partiti utilizzano il cosiddetto rimborso, che in realtà è una finzione legislativa adottata per aggirare il divieto referendario del finanziamento pubblico, secondo criteri che non sono mai stati codificati e che quindi sono sostanzialmente discrezionali. I partiti hanno l’obbligo di fornire un rendiconto ai revisori interni e al Parlamento, che non ha la potestà di contestarli. D’altra parte nel recente caso che ha al centro Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, i dirigenti di quel partito, a cominciare da Francesco Rutelli, hanno sostenuto che un organismo politico non è in grado di esaminare partitamente le poste di bilancio, contestandone falsità o omissioni, macroscopiche a quel che pare nel caso specifico.
Anche l’altra imputazione, quella di riciclaggio, è di quelle sempre difficili da provare, visto che si dovrebbe dimostrare la conoscenza, da parte dell’amministratore della Lega, dell’origine illecita dei finanziamenti ricevuti, peraltro attraverso un molteplice passaggio. La firma di Henry John Woodcock sotto il mandato di perquisizione non sopisce certo il pregiudizio, vista la fine ingloriosa di tante inchieste lanciate con immenso clamore dal pm napoletano. L’impressione avallata dall’indagine, comunque, è che imbrogli ci siano stati, che si sia fatta confusione tra il sostegno finanziario all’azione politica del leader della Lega, Umberto Bossi, e le spese della sua famiglia. Trattandosi di una violazione etica grave, c’è da sperare che sia provata al di là di ogni dubbio. In altri casi, come quello che ha riguardato i presunti finanziamenti illeciti raccolti da Filippo Penati o le malversazioni attribuite a Luigi Lusi, le procure si sono giustamente concentrate sulle responsabilità personali. Nel caso che coinvolge oggi la Lega, invece, si presentano accuse di distorsione familistica di soldi pubblici, tenendo nel mirino la responsabilità politica e la moralità personale del capo. Si vedrà nel seguito dell’inchiesta se questi pregiudizi saranno superati dalla presentazione di elementi di fatto più convincenti nel merito. Il tesoriere incriminato sembra al di sotto di ogni sospetto. Ma in una democrazia la messa in stato di accusa, con grancassa mediatica, del maggiore partito di opposizione, deve essere al sopra di ogni sospetto.